Di Filippo Losito.
Don’t look up. Meta, Meta delle mie brame: chi ha ragione e chi è il più figo del reame?
Signore, signori, non alzate lo sguardo. Se alzaste lo sguardo, potrebbe capitarvi di imbattervi in ciò che sarebbe meglio evitare di vedere. In fondo, la vita l’è bela: perché inquinarla?
E allora cos’abbiamo a nostra disposizione? Narrazioni. Le narrazioni sono più potenti dei fatti, le narrazioni veicolano, rivestono, agghindano dati; trasformano evidenze, modellano scenari.
La cometa che può schiantare l’umanità, quindi, non esiste.
La cometa “forse” non esiste.
La cometa esiste ma è una benedizione cosmica che porterà ricchezza e posti di lavoro.
La cometa deflagra: fuga interstellare.
Don’t look up si muove intorno a tre nuclei.
Uno: la minaccia della fine. La fine cioè la morte che sistematicamente rimuoviamo; e che oggi più che mai si manifesta come estinzione della specie, minaccia planetaria.
Due: il potere dei media. E se (forse) è (ormai) evidente lo strumento di selezione e controllo imposto dai media tradizionali, la nota ricade sul potere dei social e sul web. Lo storico Yuval Harari – cito un libricino che ho scritto con Freccero qualche anno fa, Fata e Strega, dove sul tema qualcosina è stato detto – ha utilizzato il termine “censura” per definire l’anestetizzante inondamento di contenuti digitali, in linea con il pensiero del filosofo coreano Byung-Chul Han, che ha definito “shitstorm” la tempesta digitale in cui siamo immersi: “La televisione e i social hanno mutato il nostro sistema nervoso in senso fisico, il nostro modo di ragionare. Oggi il nostro motto è fare, in modo propagandistico, senza un vero interesse per cosa sarebbe davvero necessario fare. Dalla ricerca del bene comune siamo passati alla ricerca del consenso della maggioranza. Dal concetto di verità al concetto di unanimità”. A cosa guardiamo mentre guardiamo?
Tre: il sistema. Illusorio, infantile e ingenuo è pensare che lo sciame digitale in cui ci esibiamo non sia nutrimento per un sistema: “In un’epoca di comunicazione esasperata, la verità ha perso il suo valore sacrale e notizie e fake news si confondono continuamente. L’unica certezza sembra essere l’esibizione della propria identità. Così come nessuno legge più, ma tutti si ritengono scrittori. Oggi la politica internazionale è sostituita dalla cronaca della propria quotidianità”.
Per etimologia il sistema è un organismo che tiene insieme più parti attraverso un insieme di regole. E le regole per natura tendono a meccanizzare i comportamenti, a influenzare le reazioni, a renderle prevedibili e dunque controllabili.
E’ inutile interrogarsi sul senso della fine cosmica se non portiamo, specie in questi tempi, lo sguardo verso l’interno, smettendola di ingolfare l’Io davanti allo specchio delle nostre brame. Meta, Meta delle mie brame…
Il “quanto” vivere non ha più senso se non ci interroghiamo sul “come” in questo caotico sciame. Il senso, in ogni storia, si esprime attraverso il finale. Le narrazioni che cambiano strada prima del finale sono narrazioni senza senso.
Divide et impera: polarizzare, cancellare le sfumature, stigmatizzare punti di vista.
“Già, ma questa volta è chiaro ed evidente che le cose stanno così, davvero, ci metterei la mano sul fuoco!”…
Ah, be’, sì, be’…
E la vita, la vita l’è bela,
basta avere l’ombrela,
che ti para la testa,
se un meteorite fa festa.
Qui, fate e stregoni, il link a “Fata e strega” (Edizioni Gruppo Abele).
