La “vocina” dell’individuazione

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Di Federico Sirini. 

Alchimia, fantasia ed effervescente vitalità di un pezzo di legno. 

La parola Hyle, che in greco ha il significato di “legno”, era intesa dagli alchimisti come l’essenza primigenia di ogni individuo, la materia da cui ha origine la complessità dell’individuo. Claudio Widmann, tra i massimi divulgatori dell’opera di Jung in Italia, afferma “che Pinocchio sia di legno è più che una bizzarra fantasia; è la rappresentazione simbolica dell’archetipo individuativo”. 

Siamo segnati dalla nascita, da quando, grumo di materia inanimata, ci trasformiamo in un essere animato. Fin dalle origini della nostra vita possediamo un’impronta, una voce che anticipa ciò che verrà dopo. Siamo, come Pinocchio, un ciocco di legno, materia prima da lavorare che, prima ancora di prendere forma, dispone di una vocazione individuativa che già indica la strada che dovremmo seguire per diventare quello che siamo.

Pinocchio è sgarbato e provocatorio ancora quando è un pezzo di legno ed esprime la sua natura prima attraverso una “vocina sottile, sottile”; poi, man mano che viene intagliato, lo fa con i nuovi mezzi che ha a disposizione. Fissa Geppetto con occhi insolenti, il naso cresce a dismisura, la bocca la usa immediatamente per schernirlo e per esibirsi in una linguaccia impertinente, con le mani gli strappa via la parrucca e non appena entra in possesso delle gambe le utilizza per fuggire.

Prima di essere Pinocchio, “Pinocchio è effervescente vitalità”, è portato ad agire e a non ascoltare, è duro nella testa quanto nel corpo legnoso. Gli aspetti che lo caratterizzano sono parte della materia originaria di cui è composto, nell’indole indomita e provocatoria, nell’esuberanza e nella fretta di avventurarsi nel mondo.

Ognuno possiede specifiche proprietà individuative dal principio e sono proprio queste a dare l’impronta alle esperienze che accumuliamo nella vita e a segnare i percorsi.

Nell’analisi a cui Claudio Widmann sottopone Pinocchio si può intuire la grandezza dell’opera di Collodi come esempio di “scrittura edificante”.  Una scrittura che “promuove il cambiamento” e modifica la nostra conoscenza, la nostra consapevolezza, la percezione che abbiamo di noi e del mondo. Una scrittura volta a costruire, a “edificare” appunto, il percorso attraverso il quale ognuno diventa ciò che è.

Pinocchio si impone come narrazione archetipica, narrazione che diviene “atto creativo della psiche che plasma sé stessa”, una storia che dà forma ai fondamentali della vita, che scolpisce i passaggi nodali dell’esistenza che ogni individuo è costretto ad affrontare se non vuole “morire tal quale è nato, essendo vissuto per niente”.

La nostra psiche si modella, evolve e lo fa attraverso le narrazioni archetipiche che raccontano aspetti essenziali della soggettività: “le storie archetipiche non vanno prese alla lettera, vanno prese sul serio”.

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